ULTIMAMENTE SI sente spesso affermare in certi ambienti spirituali e da parte di divulgatori pseudo spirituali, pseudo esoteristi, pseudo guru ON LINE, che bisogna imparare a vedere la Bellezza ovunque anche nelle atrocità, nelle guerre, nei crimini, nelle violenze o addirittura nella pedofilia, le torture o lo stupro.
Dalla prospettiva di un'autentica Tradizione iniziatica — che sia il rigore della Libera Muratoria, la profondità della Cabala o la via del Guerriero di Castaneda — questa visione non è "risveglio". È una patologia spirituale, una forma di nichilismo travestito da trascendenza che io definisco senza mezzi termini controiniziatica.
Facciamo chiarezza in base alle traduzioni autentiche e non le distorsioni malate della new age e degli ambienti pseudo esoterici:
Uno dei principi fondamentali dell'Ermetismo è "Come sopra, così sotto", ma questo non significa che le leggi siano identiche o che i piani vadano mescolati. Lo si interpreta come se tutto è uguale!
Confondere questi due piani per giustificare l'atrocità è un errore dottrinale grossolano. Dire che la sofferenza di un innocente è "bella" o bisogna vederne la bellezza, significa proiettare una visione astratta di bellezza su una realtà carnale e dolorosa. È la negazione della Compassione (Karuna) del Buddismo e della Giustizia (Gevurah) della Cabala, che porta all'immobilità, l'indifferenza e l'ignavia verso il male, giustificata con frasi idiote come: "è un'anima che deve fare quella esperienza", oppure "ognuno ha il suo percorso non bisogna interferire". Come ricordava il Maestro Samael Aun Weor anche non fare il Bene quando possiamo farlo, è fare del Male e ha le sue conseguenze karmiche. Come invece insegnava Gesù "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.", detta Regola D'oro e che prevede l'azione attiva di agire.
In ogni vera tradizione, la prima qualità dell'iniziato è il discernimento. Nella Tradizione Vedica si parla di Viveka: la capacità di distinguere il reale dall'irreale, il puro dall'impuro, il superiore dall'inferiore, il bene dal male, il bello dal brutto.
Quei "guru" che predicano la bellezza nel crimine, la bellezza in ogni cosa e ad ogni costo, cercare di vederla sempre magari con la becera frase : Tutto è luce!
stanno distruggendo lo strumento del discernimento. Se non sai più distinguere un atto di amore da un atto di tortura, non sei "illuminato"; sei diventato un guscio vuoto (Kliphah), un dissociato incapace di navigare le correnti spirituali.
Questa è la deriva più pericolosa della New Age: l'uso distorto dell'Advaita Vedanta. Sostengono che "tutto è Dio, quindi tutto è bello, tutto è buono e giusto".
Falso. Nella Gnosi, sappiamo che questo mondo è solcato da distorsioni (gli Arconti). Il compito dell'iniziato non è accettare passivamente il male chiamandolo "bellezza", ma agire come un raggio di luce che trasmuta l'oscurità. L'alchimista non dice che il piombo è bello quanto l'oro; l'alchimista riconosce che il piombo è una condizione imperfetta che deve essere trasmutata. Su altri piani si può considerare una perfezione del disegno complessivo che però prevede, appunto perché deve comprendere tutto anche il male, il brutto o l'imperfetto inteso come disarmonico o distruttivo perché necessario.
Dicono che "chi non lo vede non ha occhi per vedere"? Io ti dico che chi vede "bellezza" nella pedofilia o nella tortura ha perso l'anima, o non l'ha mai formata.
Vedere l'Unità dietro la diversità è un traguardo spirituale. Ma usare questa Unità per santificare l'orrore è un atto di Magia Nera. La vera spiritualità eleva l'uomo verso il Divino; questa retorica abbassa il Divino al fango delle pulsioni più infime.
Questi guru non sono maestri: sono intrattenitori pericolosi che vendono anestetici morali a persone che non vogliono affrontare il peso della responsabilità spirituale. Un vero iniziato combatte l'ingiustizia con la forza di Marte e la cura con la dolcezza di Venere, non resta a guardare l'abisso chiamandolo "tramonto".
Non farti ingannare dal loro linguaggio vellutato. Il male rimane tale finché non viene redento dall'azione consapevole, non dalla giustificazione filosofica.
Risulta anche importante chiamare col loro nome le cose, se una cosa ha una parola per definirla vuol dire che esiste, nonostante tutte le nostre idee fantasiose e consolatorie, esiste in modo oggettivo. Non fatevi illusioni, anche se non la vivete voi direttamente, questo non significa che non esista. Esula dalla vostra realtà soggettiva ma oggettivamente esiste. Anche se vi siete fatti convincere che se pensate positivo e cercate di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e la vostra vita va bene, non significa che il bicchiere non sia mezzo vuoto, un conto è l'interpretazione soggettiva che può essere colma di fantasie assurde, credenze e convinzioni al punto tale (e questo è dimostrato anche scientificamente per i più scettici), che la vostra mente può totalmente rimuovere dalla vostra coscienza di veglia ciò che non volete vedere creando un dissociamento dalla realtà. Come avviene ad esempio nei traumi, è un meccanismo di protezione automatico, questo a dimostrare che già normalmente una persona non vede la realtà per quella che è, aggiungere queste idee assurde di vedere solo bellezza, solo positività è un ulteriore velo che amplifica l'addormentamento generale.
Questa è una raffinata forma di sofisma, un trucco mentale utilizzato da chi ha studiato la lettera dei testi ma ne ha tradito completamente lo spirito. Se usiamo Platone come scudo per giustificare la visione della bellezza anche nell'orrore, stiamo compiendo un atto di violenza filosofica oltre che spirituale.
Sveliamo dove risiede l'inganno in questa affermazione:
Per Platone, e per tutta la tradizione neoplatonica (da Plotino a Ficino), i Trascendentali non sono compartimenti stagni. Il Vero, il Buono e il Bello sono facce della stessa medaglia.
Qui risiede il cuore dell'errore. Quei guru confondono l'evidenza fenomenica con la Verità Ontologica.
L'atrocità è la negazione del Logos. È un rumore nel sistema, una nota stonata in un'orchestra. Affermare che la nota stonata sia "bella" perché "esiste" è un'assurdità. La bellezza platonica risiede nella proporzione, nell'ordine e nell'armonia. Un crimine è, per definizione, la distruzione di ogni proporzione e armonia.
In ambito occultistico, questa tesi è nota come inversione. Si prende un principio luminoso e lo si ribalta per giustificare l'oscurità.
Un iniziato non cerca di "vedere la bellezza" nel fango; cerca di estrarre l'oro dal fango attraverso l'alchimia trasmutatoria. Il fango resta fango finché l'opera del mago non lo nobilita. Se una cosa fa schifo perché deve fare schifo, deve marcire per uno scopo, bisogna vederla per quello che è necessaria ma schifosa senza temere di usare i termini corretti. Le parole hanno un significato preciso e vanno usate con precisione SENZA MORALISMI, EDUCASTRAZIONE O MANIERISMI inventati dagli stolti che vogliono negare la realtà.
Per aiutarti a smascherare questi guru, osserva questa distinzione dei piani:
| Piano | Visione del guru New Age | Visione dell'Iniziato |
|---|---|---|
| Materiale | "Accetto tutto come bello" (Passività) | Riconosco il fatto e agisco (Dharma) |
| Psichico | Neutralizzo l'emozione negativa negandola | Colgo il dolore come segnale di squilibrio |
| Spirituale | Confondo l'orrore con la Divinità | Vedo l'ombra come assenza di Luce da colmare |
Il monito:
Chi dice che la pedofilia o la guerra o la tortura sono "belle perché vere" sta usando la dialettica di Platone per servire le forze oscure. Sta cercando di convincerti che la prigione è un palazzo e che le catene sono gioielli.
Un vero esoterista o iniziato ti dirà sempre: "La Verità ti renderà libero", ma non ti dirà mai che la schiavitù e la sofferenza dell'innocente sono belle perché vere. Esse sono il velo di Maya, la distorsione che siamo chiamati a trascendere e soprattutto a combattere, non a contemplare con un sorriso ebete.
Ricorda: il vero Amore (Agape) non è mai cieco davanti al male; è ciò che ha la forza di guardare il male negli occhi e dire: "Tu non hai diritto di agire indisturbato".
Come diceva anche il Maestro Samael Aun Weor, persino la Natura stessa mette un limite al male. Ed ecco come:
Uno dei pilastri dell'insegnamento di Weor mutuato dall'induismo (esposto in opere come “Il Matrimonio Perfetto” e “Le Tre Montagne”) è che l'Essenza ha a disposizione un numero limitato di opportunità per l'autorealizzazione: 108 incarnazioni.
Quando un individuo esaurisce questo ciclo senza aver dissolto l'Ego, la Natura interviene. Non permette che il "mostro" continui a crescere all'infinito nel mondo fisico, perché diventerebbe un cancro per l'organismo planetario.
Cosa succede quando il male supera il limite consentito? Entra in gioco quella che Weor definisce la Seconda Morte (citata anche nell'Apocalisse).
La Natura trascina la personalità involuta nelle Infradimensioni (i circoli danteschi, o Kliphoth).
Qui, il "brutto metafisico" viene sottoposto a una pressione centrifuga e distruttiva.
La Natura distrugge l'Ego con la forza, riducendolo in polvere cosmica per liberare la scintilla divina (l'Essenza) che vi era imprigionata.
In questo senso, la Natura "mette un limite al male" distruggendo il portatore del male. La Natura non trova "bella" l'atrocità; la trova un'alterazione energetica che va riciclata nel crogiuolo degli inferi.
Weor spiega che se non lavoriamo consapevolmente per elevare la nostra vibrazione (il sacrificio e la castità scientifica), cadiamo sotto la Legge dell'Entropia.
L'entropia è il limite naturale: ogni cosa che non si rigenera, decade e si mescola nel caos. Il male, essendo una deviazione dall'ordine solare, è intrinsecamente entropico. Se un guru o un criminale diventano troppo "pesanti" o "oscuri", la Natura semplicemente smette di nutrirli e accelera il loro processo di decomposizione, sia fisica che spirituale.
Nel libro “La Rivoluzione della Dialettica”, Weor descrive la Legge del Pendolo. Il male che arriva all'estremo della sua oscillazione tocca inevitabilmente un punto di rottura. La Natura non permette al pendolo di restare fermo sul lato dell'oscurità: la forza di gravità universale lo riporta violentemente verso il centro o verso l'estremo opposto (la giustizia riparatrice).
Per definire il brutto metafisico, dobbiamo spogliarci delle categorie estetiche moderne — quelle che riducono il bello e il brutto a semplici "gusti personali" — e tornare alla visione dei Grandi Maestri del passato.
Nella Tradizione, il brutto non è l'opposto simmetrico del bello; è una condizione ontologica di degradazione.
Seguendo la scia di Plotino e Sant'Agostino, il brutto metafisico non ha una consistenza propria. Non è una "sostanza". È un'assenza di Essere.
A maggior ragione bisogna ammetterne l'esistenza così come è, e non ammantarla di concetti che ne alterino la visione, in modo da non avere la tendenza a rifuggirla o condannarla (l'ombra), ma di osservarla direttamente per ciò che è, per la sua funzione e necessità, insomma di VEDERLA veramente.
Metafisicamente, un'atrocità è "brutta" perché è priva di luce. È un buco nero nella trama della realtà, un luogo dove l'anima non può risuonare perché non c'è più traccia della sorgente divina. Il "brutto" in un certo senso può essere inteso come l'allontanamento dai principi della fonte divina, le più splendide opere anche utili socialmente realizzate per puro materialismo, manovre finanziare, riciclaggio di denaro, ecc. come accade oggi spesso con i grandi pseudo filantropi, per quanto esteticamente e socialmente ammirevoli rientrano nel "brutto" metafisico. Grandi magnati, spesso osannati dalle masse inconsapevoli, che danno lavoro a tante persone possono produrre solo il "brutto" con le loro azioni, perché loro stessi sono in totale disarmonia con un equilibrio armonico contingente.
Il brutto metafisico è la Dissonanza. È quando le parti di un tutto non comunicano più tra loro, quando il basso non riflette più l'alto.
In termini musicali, se l'Universo è una sinfonia, il brutto non è una nota bassa o triste; è lo strumento che si rompe e produce un rumore stridente che interrompe l'armonia.
Nella tradizione cabalistica, il brutto metafisico è identificato con le Kliphoth (o Qlippot). Esse sono i "gusci" o le "scorze" rimaste dopo la rottura dei vasi (Shevirat ha-Kelim).
Dire che una scorza morta e parassitaria sia "bella" è un'aberrazione: è come dire che un tumore è bello quanto l'organo che sta distruggendo.
Per un iniziato egizio o greco, la bellezza è Forma (Eidos). Il divino dà forma alla materia grezza.
Il brutto metafisico è il ritorno all'informe, alla massa caotica che rifugge la legge armonica dello Spirito. Un atto di crudeltà è un atto "brutto" perché riduce l'Essere Umano (che è un Tempio) a carne da macello, distruggendo la forma divina per celebrare il caos primordiale.
Per noi, il brutto metafisico è menzogna incarnata.
Se la Bellezza è lo splendore del Vero, la Bruttezza è il travestimento del Falso.
Quei guru che vorrebbero convincerti a vedere la bellezza nelle torture ecc., nel "brutto", stanno cercando di atrofizzare il tuo senso spirituale. Vogliono che tu accetti la "scorza" come se fosse il "frutto". Spacciandola per una qualità spirituale superiore da acquisire!
Un iniziato sa che esiste l'oscurità (il Nigredo alchemico), ma il Nigredo è una fase di putrefazione necessaria per la trasformazione, non un fine da ammirare. Ammirare la putrefazione senza volerla trasformare in Oro è il segno distintivo della via più degradata, o peggio, di una mente che ha perso il contatto con il Logos.
Nella manifestazione, ciò che conta è imparare a vedere la realtà manifesta per quello che è, che comprende sia il bello che il brutto, tutto funzionale all'evoluzione e alla costruzione dell'anima secondo i giusti principi. È fondamentale imparare a discernere e poi scegliere il bene, non per moralismo, ma perché è l'unico nutrimento che può costruire un'anima stante e non cadente, elevando l'essere umano all'unione con il divino, per realizzarsi nel suo Sé Superiore. Una pianta non può crescere se le viene data benzina, anche se a qualcuno può piacere l'odore della benzina; occorre il giusto nutrimento. Quindi, siccome siamo nella manifestazione (e coscientemente non siamo su altri piani, per quanto possa viaggiare la mente: sei qui ora!), bisogna imparare ad accettare la necessità della dualità e la sua giustezza qui in questo piano.
È necessario imparare che esiste giusto e sbagliato, bello e brutto, inferiore e superiore, male e bene. Non fatevi ingannare da chi afferma che queste cose in realtà non esistono: esistono eccome! Perché siete qui ad agire in questo piano.
Su altri piani, che sono appunto superiori, non essendoci dualità, ma altre leggi, queste cose possono anche essere trascese, ma a quel punto non c'è nemmeno la bellezza! C'è solo ciò che è, che quindi è indefinibile in questo piano, con qualsiasi parola o sensazione si voglia! Ricordate che la vera spiritualità si basa su leggi e regole che possono essere anche diverse dall'ordinario, ma hanno sempre una LOGICA FERREA, e dove non c'è logica c'è inganno! Come si fa a parlare di bellezza senza che esista la bruttezza? Comprendete la contraddizione di chi dice che c'è solo bellezza. Sono solo degli imbecilli dissociati che non hanno compreso ciò che hanno letto e ripetono a pappagallo nozioni intellettuali mai realizzate in se stessi, e cercano di sostenere una superiorità e inculcarvi un senso di inferiorità o impotenza prendendo frasi a caso, decontestualizzate e usate in modo viscido e ingannevole come: "Non avete occhi per vedere." Negli ambienti esoterici seri MAI si è affermata una cosa del genere. Imparate a discernere e non fatevi ingannare.